marzo 2008
Intervista a Mike Gallagher
(in fondo al link trovate anche le recensioni degli album)
Mike Gallagher, chitarrista degli Isis e titolare del progetto MGR, mi ha raccontato qualcosa della sua ultima fatica solista, di sé, della sua band e... di Kurt Vonnegut. Non credo che nell'ambito della musica pesante siano necessarie altre presentazioni. Sarebbe stato sbagliato da un punto di vista critico, oltre che troppo irrispettoso, cogliere l'occasione di parlare solo del gruppo ormai famoso che tutti conoscono: ho preferito dare un taglio alle domande che permettesse di capire anche qualcosa sugli Isis, ma soprattutto la personalità e le idee di un musicista.
MGR sta per Mustard Gas and Roses. In Mattatoio n. 5, un racconto lungo di Kurt Vonnegut ispirato al bombardamento di Dresda durante la Seconda Guerra Mondiale, l’odore dei cadaveri è qualcosa che sa di "iprite e rose" (come da traduzione italiana, ndr). La tua musica è una colonna sonora del "day after"?Mike Gallagher: Posso certamente immaginare come qualcuno possa considerare la mia musica come quella per il "day after". Tuttavia non sento che le visioni apocalittiche siano il solo proposito di questi miei sforzi. MGR mi fa provare cose diverse in momenti diversi. A qualcuno la musica può far provare paura o la sensazione della fine del mondo, come in uno scenario da "day after". Però, nonostante sia buia e melanconica, penso comunque che a qualcuno parti di essa possano far provare gioia e sollievo. Di base, la musica di Wavering On The Cresting Heft è pensata per trasportare l’ascoltatore attraverso una gamma di emozioni. Non so se abbia proprio questo effetto sulle persone, ma su di me sì.
Vonnegut utilizza l’immagine dell’iprite e delle rose anche all’inizio del racconto, ma per descrivere il suo alito. Non dimentica lo humor anche quando ogni cosa è tragica. E tu?Io non dimentico mai lo humor, in generale. Per me lo humor rappresenta una delle poche cose sulle quali posso sempre contare quando pare che tutto stia per sopraffarmi. Sono davvero sempre capace di trovare qualcosa di cui ridere o su cui ridere, anche quando le cose sembrano incredibilmente disperate o terribili. Mi aiuta a tenere le cose in prospettiva. Mi piace davvero quella contestualizzazione dell’immagine dell’iprite e delle rose. Quando lui è sveglio di notte e chiama le sue ex, è davvero esilarante e tragico.
C’è molto fatalismo in Mattatoio n. 5. Secondo me fatalismo vuol dire rassegnazione. La rassegnazione è un sentimento che possiamo associare a MGR? Se no, perché?Di sicuro è uno dei sentimenti che si possono associare a MGR. Io credo che ciascuno di noi debba accettare alcune situazioni nella vita che sono meno che desiderabili e penso che la musica rifletta in parte tutto questo. Però, come dicevo prima, questo è solo uno dei tanti sentimenti che voglio convogliare in questo progetto.
Ambient music e chitarra, un legame non così ovvio in passato. Adesso abbiamo Earth, Sunn o))), James Plotkin, Justin Broadrick, Oren Ambarchi, Nadja/Aidan Baker, Christian Fennesz e - perché no? - il progetto italiano My Cat Is An Alien. Ti senti come parte di un movimento?Sento una connessione profonda con alcune di queste persone, sia musicalmente sia individualmente, e se questi artisti fanno parte di un movimento, allora mi piace pensare di esserne parte. Non credo di scoprire nuovi territori sonori. La mia musica è un mero tentativo di reinterpretare i suoni che sento e le esperienze che ho giorno per giorno. Credo sia difficile realizzare davvero qualcosa di nuovo quando così tanti territori sono stati già esplorati, ma continuo a provarci.
E che dire del termine "post-rock"? I critici lo usano molto, ma qual è l’opinione del musicista? Mogwai e Godspeed You! Black Emperor sono nomi a te familiari?Sì, mi piacciono un bel po’ entrambe le band. Per quanto riguarda il termine "post-rock", mi piace molta musica che viene incasellata in questa categoria, ma non ho mai avuto sentimenti particolari verso questo termine, in una direzione o nell’altra. In ogni caso sembra che una volta che un termine come questo viene coniato, i critici – e altri – lo usino perpetuando una sorta di "pigrizia giornalistica". Intendo dire che è più semplice mettere le band in una categoria piuttosto che prendere del tempo per trovare parole che descrivano meglio il gruppo di cui parlano o scrivono.
Un progetto solista significa anche nuove collaborazioni: che cos’hai imparato da David Scott Stone e Carlo Dean?Certe volte amo molto coinvolgere altre persone in quello che io sto cercando di portare a compimento. Lavorare con David è stato rinfrescante per me, perché all’epoca stavo scrivendo con gli Isis e anche Wavering On The Cresting Heft. Entrambi gli sforzi mi costringevano a star sveglio la notte, perché erano molto irreggimentati, e tutto doveva proprio essere così. Tutto questo non è inteso in senso negativo, ma mi ha tolto molto la tensione il fatto che la musica che ho registrato con David sia venuta fuori con naturalezza quando ci siamo trovati. Il nostro approccio è stato quello di discutere brevemente delle idee che volevamo provare a realizzare, poi di premere il tasto "registra" e partire. Quello che è saltato fuori è stato qualcosa di molto aperto e libero di fluire rispetto ad altre cose che ho tentato di fare, così è stato molto liberatorio per me. Inoltre, la sua tavolozza sonora è molto diversa dalla mia, quindi mi ha forzato ad approcci diversi dai miei soliti. Lavorare con Carlo non è stato così intimo come con David, ma è stato comunque molto soddisfacente. Ho dato a Carlo un mix grezzo della traccia nella quale volevo che egli aggiungesse i suoi arrangiamenti d’archi, ho parlato brevemente con lui di quello che pensavo potesse essere interessante per il pezzo e lui ha chiamato alcuni suoi amici per registrare il tutto. Adoro quello che ha fatto. È un musicista e compositore molto ben formato. Una delle cose che amo di più in lui è che è in grado di realizzare qualcosa allo stesso tempo stupendo e a puttane. Certe volte sento di dovermi un attimo sedere quando ascolto le sue cose, perché mi spiazza un pochetto, ma in un senso positivo, ovviamente. Ho anche registrato un album con Mike Mare dei Destructo Swarmbots l’altro anno: uscirà a un certo punto su Neurot Recordings. Questo è venuto fuori dal fatto che Mike e io abbiamo suonato assieme ad alcuni show a New York e quello che è abbiamo realizzato ci è piaciuto così tanto che abbiamo deciso di metterlo su nastro (con alcune modifiche).
Wavering On The Cresting Heft esce per Conspiracy Records. Che cosa ci racconti di quest’etichetta? Sei un fan di qualche loro gruppo?Sono fan sia della label sia di molte delle band. La Conspiracy ha pubblicato in vinile gli Isis sin da Celestial, così io/noi li conosciamo da tempo. Joris, una delle figure principali là dentro, è stato anche tour manager degli Isis per l’Europa ogni volta che vi abbiamo suonato. È stata sempre una gioia aver a che fare con la gente della Conspiracy. Penso che quando suoniamo in Belgio loro debbano chiudere le saracinesche, compromettere la produttività giornaliera in ufficio, svuotare il loro magazzino e finire tutto il caffè.
I ragazzi della Conspiracy sembrano essere maniaci del vinile, e tu?Compro il vinile se amo davvero la band oppure il disco. Ho una collezione piuttosto grande di dischi, ma ne ho viste di altre che mi fanno vergognare della mia. Quando compro qualcosa in vinile, poi compro il cd, data la convenienza della cosa. Mi sono sbarazzato del mio vecchio e non così bel giradischi, ne ho comprato poco tempo fa uno migliore, e avere un supporto buono fa una grossa differenza per la qualità del suono. Mi sembra quasi triste che certa gente abbia come riferimento sonoro solo gli mp3. Gli mp3 sono fantastici e comodi, ma se diventano tutto quello che uno conosce, allora io dico che quel qualcuno sta perdendo molto di quello che la musica può offrire.
Che cosa porta MGR agli Isis e che cosa gli Isis portano a MGR?Lavorare sulla musica di MGR mi aiuta immensamente quando lavoro con gli Isis e viceversa. Realizzare musica da solo mi ha aiutato a togliermi alcune idee che non si adattavano a quello che volevano fare gli Isis e a superarle per rivolgermi ad altre cose. Mi ha anche aiutato a raffinare quello che porto negli Isis e ad avere un’idea più chiara di quello che voglio ottenere nella band.
Oggigiorno scopriamo buoni album, ma (secondo me) il problema è la longevità artistica della singola band. Quando componi qualcosa per MGR o per gli Isis, ti capita mai di pensare "Dobbiamo dire qualcosa di nuovo" oppure "Non dobbiamo ripeterci" e cose così. Hai paura di aver già scritto i tuoi capolavori?Credo che la paura di non realizzare qualcosa di buono come quello che hai fatto in passato sia comune a tutti quelli che hanno tentato di muoversi in ambiti creativi. Tuttavia, quello che tu puoi fare è continuare a provarci. Nello scrivere musica per MGR o per gli Isis, io– o noi – lavoro (lavoriamo) molto duramente per non rimasticare il vecchio materiale, il che può essere molto difficoltoso, perché è una tentazione quella di fissarti su ciò che ti è familiare e non spingerti in nuovi territori. Per quanto riguarda la longevità artistica, si spera che la gente continui ad amare gli Isis e MGR per gli anni a venire, ma nel caso smettessero di farlo, io continuerei con questi progetti fino a quando li riterrei soddisfacenti come li ritengo adesso.
It's time now,
My time now,
Give me my, give me my wings.